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Il piccolo mondo di Donna Picchina

La storia di Viola

Viola era a letto, guardava per l’ennesima volta la finestra, con quelle goccioline sul vetro che lentamente scorrevano giù lasciando una scia, dovuta al freddo di fuori con il caldo provocato dal termosifone sotto al davanzale della finestra; no, non gli sembrava vero che si doveva ripetere ancora tutto quanto…come un anno fà. E con la mente ritornava indietro, molto indietro, quando aveva solo tredici anni, era poco più di una bambina, anche se aveva già un corpo da donna se pur ancora acerbo, Aveva da poco finito l’esame di terza media e si doveva trasferire dal suo piccolo paese in una grande città; un pò le dispiaceva perchè in quel paese ci era nata e aveva le sue conoscenze e le sue abitudini, anche se sapeva che era poco quello che perdeva… essendo una ragazzina molto timida aveva poche amiche, in più sapeva che presto sarebbe iniziata la scuola, e lei avendo scelto il liceo artistico avrebbe dovuto fare la pendolare, invece andando a vivere in città avrebbe avuto la scuola vicino… quindi sapeva che in fondo era meglio così… Due giorni prima del traslocco andò a salutare le sue amiche e andò con loro in giro per il paese. Essendo un paese molto piccolo era tutto lì: la collinetta, il villaggio e il boschetto, vicino a casa sua c’era una piccola rupe con un muro che d’estare era tutto pieno di rose rosse e rosa, e nel terreno vicino cerano tante dalie a pon pom di diversi colori; invece dall’altra parte della casa c’era una stradina di sassi che portava in un boschetto, subito si trovava una tettoia con sotto dei lavatoi sopra ad un ruscello, che un tempo andavano  le massaie a larare i panni, ma ormai era tutto abbandonato e c’era diversa erba incolta. In quel boschetto andava diverse volte con le amiche, a raccogliere e rosicchiare il pampluc, era un erba amara e quel posto ne era pieno… Gli ritornavano in mente quante volte era andata in quel boschetto con i nonni quando era una bambina: si ricordava ancora gli odori, e lei con la sua cestina piena di animaletti, si sedevano su un muretto e giocava con gli animaletti. Poi in un’altra parte del paese, vicino allo stradone c’era  una collinetta con una scala, che portava sia all’asilo che alle scuole…quante volte l’aveva fatta, vicino c’èrano delle case con tanti canarini in gabbia…in tutti questi posti non ci sarebbe più andata e gli prese una leggera malinconia… sapeva che la sua vita sarebbe cambiata. Più che il cambiamento di vita che avrebbe avuto passando da un piccolo paese ad una grande città era preoccupata per il cambiamento di scuola, fino ad ora non era stata fortunata con la scuola perchè essendo stata sempre una bambina molto timida non si era mai trovata bene con i suoi compagni di scuola perchè se ne aprofittavano di lei e la prendevano in giro molto, facendole anche dei brutti dispetti, quindi non era orgogliosa di continuare con le scuole superiori, si sentiva un pò bloccata, ma poi pensava:”Essendo più grandi i nuovi compagni saranno anche più maturi…”. Mannaggia con’era cambiata, da ragazzina timida era diventata una donna vissuta, che non provava più la gioia spensierata forse bruciata troppo in fretta, la vita con i suoi dispiaceri l’aveva cambiata, ma aveva ancora tanta voglia di provare ancora emozioni, quelle che da troppo tempo erano chiuse in un cassetto che non aveva più aperto. Ora era lì, coricata sul letto, non aveva nemmeno la forza di alzarsi, si srntiva vuota, svuotata in tutto, però sapeva che doveva trovare la forza dentro sè, per i suoi figli lo doveva fare… non aveva più nemmeno il suo tesorino, che si chiamava proprio Tesorino: era il suo gatto, un europeo rosso e bianco che fino a qualche mese fà era ancora lì, vicino a lei, era l’unico essere vivente della famiglia che capiva quando lei soffriva; le dava un amore incondizionato, come solo un pelosino può dare, e ora non c’era più, lei sapeva che se era ancora vivo Tesorino gli avrebbe dato la forza di andare avanti. Ma ora si sentiva inutile, i figli ormai erano grandi e non avevano più bisogno della mamma…ovvero sì, la mamma andava bene solo per cucinare, lavare, stirare, ecc. E il marito? Il marito si sentiva geloso del lavoro di Viola, avrebbe sempre voluto la moglie casalinga, anche ora che i figli erano grandi; Viola aveva fatto la casalinga per tanti anni, fino a che l’ultimo figlio iniziò le superiori. Il suo lavoro gli piaceva molto, faceva la grafica pubblicitaria, era un lavoro creativo e gli dava molte soddisfazioni, in più aveva un orario abbastanza elastico, che essendo madre di tre figli le andava proprio bene, anche perchè una volta creato il progetto in ufficio poteva portarsi il lavoro a casa facendolo dal suo pc, Ora però era caduta in una forte depressione ed aveva dovuto lasciare anche il lavoro per un pò, gli sembrava che per lei non c’era più il sereno, ormai era dentro il tunel e non riusciva più venir fuori, avrebbe tanto voluto vedere la luce, ma non ci riusciva, era sembre tutto buio… Avrebbe anche voluto che suo marito la capisse, o almeno cercasse di capire, ma niente, era completamente dall’altra sponda, non sapeva nemmeno minimamente cosa sia la depressione, anzi pensava che Viola fingesse di stare male, l’unica cosa che era contento e che sua moglie era a casa, perchè essendo geloso del suo lavoro, non la voleva vedere che si occupasse di un’attività che gli dava soddisfazione. Anche suo marito considerava la moglie come una serva, solo capace di occuparsi della casa e di essere una buona amante a letto; non riusciva ad andare un po più in là con la mente, che una donna per sentirsi soddisfatta deve anche avere un lavoro che le piaccia, e non solo essere una brava mogle, amante, mamma e donna di casa… Lei ora no, non riusciva più nemmeno fare l’amore, quando sentiva la mano del marito salire su per le coscie fino a raggiungere la sua grotta lei si irrigidiva, sapeva che facendo così suo marito si sarebbe arrabbiato, ma ora non gli inportava più niente; proprio lei che le era sempre piaciuto fare sessso, e se non era suo marito ad iniziare sapeva lei come stuzzicarlo, sapeva ciò che piaceva a lui, e si eccitava ancora di più quando era lei a prendere l’iniziativa, Ma ultimamente anche il sesso che fino a poco tempo fà sembrava l’unica cosa che li teneva uniti era diventato una routine, non riusciva più ad avere un orgasmo, erano quasi sempre sveltine senza nemmeno un bacio, niente preliminari, quattro colpi e via. Una volta si sentiva amata solo quando facevano l’amore, ora nemmeno in quel momento, Era proprio a terra, di crisi depressive ne aveva avute diverse, ma forte come quella non le era mai successo; Quando era a casa sola staccava il telefono perchè non voleva parlare con nessuno, e il cellulare era da molto che non lo caricava, e non aveva nemmeno voglia di vedere nessuno, i suoi colleghi sembravano gli unici che avevano capito un po’ la situazione e la lasciavano tranquilla sperando che si sarebbe poi ripresa e avrebbe ripreso a lavorare, invece i parenti no, o forse non accettano la situazione di avere una ammalata di depressione, per alcuni è ancora una malattia sconosciuta ed è difficile da capire, E Viola lo sà, sà che solo chi l’ha provata questa malattia la conosce, gli altri no. Viola non sopporta quando qualcuno gli chiede;”Come stai? Come va?” Che deve dire? O essere finti ipocriti o dire:”Ma mi vedi in faccia? Come posso stare secondo te?”.
Perà che bella che era stata la sua gioventù, da poco in una grande3 città, per lei sarebbe iniziata una nuova vita, nuovoi posti, nuova gente; a volte era un pò timorosa per quello che le riservava il futuro, in fondo era una ragazzina timida, ancora inesperta della vita… Si ricordava ancora molto bene il suo primo giorno di scuola alle superiori, essendo in una nuova città non avrebbe comosciuto proprio nessuno dei suoi nuvi compagni. Era molto agitata quella mattina, alle 6,30 suonò la sveglia, la casa era vuota perchè i suoi genitori erano già via per il lavoro, corse in bagno scavalcando alcuni scatoloni che erano ancora lì con le cose ancora da sistemare, essendo da pochi giorni nella nuova casa non avevano ancora sistemato tutto. Si lavò esi truccò con cura perchè voleva fare una buona impressione ai professori e sopratutto ai suoi compagni, dato che avrebbe dovuto poi passarci tanto tempo assieme… ci mise anche un pò a decidere quello che si sarebbe dovuta mettere e pensò:”Appena posso devo andare a comperarmi qualcosa di nuovo, non mi piace più la roba che ho, per uscire mica posso mettermi questa roba da “paesana”, questa è una grande città e bisogna adeguassi…” Sorrise soddisfatta pensando a come avrebbe potuto chiedere a sua madre i soldi. Poi mise dentro lo zainetto il diario, un quaderno e l’astuccio, intanto non le serviva nulla in più per il primo giorno di scuola e si diresse a prendere il pulman. Quando scese le venne un pà di paura, ma le passò in fretta quando fu davanti alla scuola perchè vide che anche gli altri ragazzi erano un pò spaesati, soprattutto quelli del primo anno. Entrò e cercò la sua aula di artistica, entò e si mise mel primo banco a sinistra, proprio vicino al muro, dentro di lei era come se si sentisse piò protetta essere vicino al muro e non in mezzo agli altri banchi. Mentre l’aula si riempiva a povo a poco nella sua testa scorrevano veloci molti pensieri, si ripeteva a se stessa che era decisa a cambiare carattere, non voleva più essere la ragazzina timida che era stata fino ad ora, che non si sarebbe piò fatta prendere in giro ma avrebbe turato fuori tutta la grinta che aveva e allo stesso tempo voleva essere sempre solare e gentile con i suoi nuovi amici che avrebbe avuto. Ed era proprio quell’anno che avrebbe conosciuto Claudio, un racazzo che frequentava la sua stessa scuola, solo che lei faceva la prima e questo ragazzo la quinta: era un ragazzo molto carino…proprio il tipo di ragazzo che piaceva a lei, era non tanto più alto di lei e aveva i capelli mossi un pò lunghi biondo scuro, un viso luminoso e gli occhi dal colore cangiante dall’azzurrro acqua al verde chiaro. Ogni volta che usciva dall’aula all’intervallo lo vedeva sempre perchè avevano le aule vicino, e lei pensava ogni volta:”Quanto vorrei che si avicinasse per parlarmi… ma forse non somo il suo tipo…non mi vedrà nemmeno”. Poi venne il giorno che lui la vide e la guardò con uno sguardo che lei capì che insomma…qualcosa provava per lei, e questo le fece battere il cuore a mille. Non si era mai innamorata di nessuno, era la prima volta che provava certe senzazioni… Poi un giorno che era china per cercare l’orecchino che gli era caduto, sentì una voce dietro di sè:”Hai perso qualcosa?” Si girò e…oddio, era lui, ebbe una fitta al cuore e con un filo di voce disse:”No niente, eccolo quò era solo l’orecchino”. Lui le disse:”Come ti chiami?” lei rispose:”Viola e te?” – “Claudio” disse lui. -”Fai la prima? – “Già. sono solo all’inizio, te invece…?” – “La quinta, poi finalmente ho finito…spero di passare l’esame” -”Com’è? E difficile fare l’artistico?” – “Insomma…ma se sai già disegnare bene dovresti farcela senza tanti problemi…poi ci sono dei prf abbastanza bravi che ti aiutano…sono severi ma se vedono che ti dai da fare sono comprensivi” – “All’esame di terza media sono uscita col nove, perciò ho scelto di fare l’artistico. mi piacerebbe tanto fare grafica pubblicitaria”, All’improvviso suonò la campanella e lui disse:”Ciao è ora di rientrare, ci vediamo dopo”, – “Sì”. Viola tornò in classe ma non riuscì più a concentrarsi come avrebbe dovuto…ormai la mente pensava a lui e a quando si sarebbero visti. Diverse volte facevano la strada del ritorno assieme, finchè un giorno Claudio le disse che voleva vederla anche un pomeriggio, Viola accettò e si trovarono nel viale, era triste quel posto in autunno, gli alberi prdevano le foglie enon si sentiva più il cantare degli uccellini, che tanto mettevano allegria; però Viola si era accorta che quei colori dalle tonalità dal verde scuro al marrone chiaro non erano poi tanto brutti, in fondo anche l’autunno aveva il suo fascino, bisognava solo saperlo apprezzare; però a lei piaceva l’estate, con le sue giornate lunghe e calde, le mettevano allegria, invece l’autunno lo sentiva come un velo di tristezza. Comunque vide lui che la stava aspettando, era agitata, le sue mani fredde e sudate facevano capire chiaramente il suo stato d’animo… Si salutarono e si capiva chiaramente che era impacciata, mentre camminavano si sentiva lo scrosciare delle foglie secche sotto i loro piedi, lungo la strada parlarono poco, per lei era il primo appuntamento di un ragazzo, lui poi le prese la mano e la sfiorà con le labbra, poi camminarono mano nella mano senza dire parola; poi all’improvviso lui si fermà, la guardò fissa negli occhi e le disse:”Come sei bella” Lei in quel momento si sentì gelare il sangue e una cosa strana nella pancia; lui le prese il viso con le mani e le diede prima un bacio sui capelli, poi sulla guancia e poi arrivò alle labbra, gliele socchiuse e con la lingua cercò la lingua di lei e ci giocò. Lei non aveva mai baciato prima, era la prima volta, e gli sembrò una cosa strana, e si sentì un pò impacciata. Dopo quel giorno si vedevano abbastanza spesso, tutte le volte che avevano poco da studiare, certamente che Claudio essendo l’ultimo anno avrebbe poi avuto l’esame, si sarebbe dovuto impegnare di più… Lei si sentiva felice, era la sua ragazza, stava bene con lui, si sentiva capita e amata, Aveva anche fatto amicizia con due ragazze che erano nella sua stessa aula, Lidia e Nadia, erano due ragazze semplici come lei e anche caratterialmente simili, anche loro erano molto sensibili e amanti degli animali. Viola pensava a tutti i problemi che si era fatta in passato, quando doveva cambiare città e scuola…pensava di non trovare più delle amiche sincere, invece aveva trovato delle brave ragazze di cui si poteva fidare e poteva confidarsi con loro. Si ricorda ancora le gite in motorino, la mattiva preparava il motorino: metteva nel cestino che aveva dietro qualche panino e qualche lattina e un piccolo pleid e via, con Lidia e Nadia in posti che non conosceva ancora…. si divertivano come matte, stavano via tutto il giorno in quelle belle giornate calde d’estate. Poi la sera appena a casa subito a telefonare a Claudio, lui ormai aveva finito l’esame, era stato promosso e aveva trovato un piccolo lavoro. Era bello pasare le giornate con Claudio, ogni volta che poteva stava con lui, aveva sempre questo desiderio di stargli vicino. daltronde era il suo primo amore, non aveva mai conosciuto nessun altro ragazzo; erano le sue prime emozioni di ragazza che si affacciava alla vita, i batticuori ogni volta che doveva incontrarlo; queste piccole cose, questi puccoli gesti sarebbero rimasti per sempre nel suo cuore… Questo grande amore durò per più di un anno poi Claudio dovette andare a lavorare lontano, molto lontano, e anche se si promisero di non lasciarsi mai, ma la lontananza fece che questo amore piano piano svanì… Certamente Viola sofrì molto, e pure lui… all’inizio si scrivevano tutte le sere dicendosi tutto quello che avevono fatto durante il giorno, poi piano piano le lettere divennero sempre più rare e in una telefonata si disserò che era meglio essere solo amici, sentirsi ogni tanto ma come amicizia, dato che lui non sarebbe più tornato. Però da quel momento i giorni per Viola erano tristi, pensava che non si sarebbe più innamorata, non aveva nemmeno più voglia di stare con le amiche; anche se i suoi capivano che stava sofrendo e cercavano di tirarla un pò sù, lei se ne stava sempre nella sua camera, un pò piangeva e un pò leggeva e rileggeva le lettere che lui gli aveva mandato. Era ancora una ragazza fragile, questo era solo il suo primo dolore, non sapeva ancora quello che la vita gli avrebbe offerto… Giorno dopo giorno passavano i mesi, iniziò ad uscire di nuovo con le sue amiche ma era intenzionata a non innamorarsi più, infatti quando qualche ragazzo la voleva conoscere per mettersi assieme lei annuiva e diceva sempre: “Solo per amicizia, non mi voglio mettere con nessuno” voleva solo divertirsi con gli amici, andare in discoteca, andare in giro col motorino, poi doveva pensare alla scuola, stava facendo la terza dell’artistico e le materie erano sempre più difficili quindi doveva impegnarsi molto nello studio, e lei ce la metteva tutta, voleva dare il massimo perchè le piaceva molto studiare grafica, era portata per il disegno. Passò ancora un altro anno tra lo studio e gli amici…..(continua)